“Operazione Piave”: “Eccidio del Grappa” (20-28 settembre 1944)

operazione-piave-eccidio-del-grappa-20-28-settembre-1944

“Le commemorazioni, non sono soltanto la rievocazione del passato, ma soprattutto esame di coscienza, confessioni dei nostri doveri, riconferma dei nostri impegni per trarre da quello che ci dicono i nostri morti nuove forze per riprendere, con più risolutezza, il cammino verso l’avvenire”, Pietro Calamandrei.

E’ con questo spirito che, in questi giorni, cercheremo di ripercorrere le vicende che 77 anni fa, nel settembre ’44, tra il Monte Grappa, già sacro alla Patria, e le terre limitrofe alla città di Bassano del Grappa, portarono a ciò che viene definito come “l’Eccidio del Grappa”: la tragica impiccagione di decine e decine di giovani della zona, tra le cui file si ritrovarono, a pochi passi e sotto lo sguardo fiero ma pietoso della statua in memoria del Gen. Giardino, anche un 16enne e un 17enne.

Il contesto storico

Nella notte tra l’8 e il 9 Luglio 1943, una parte dei soldati partiti sui Dakota si paracadutarono su Gela, obiettivo la piana del Lupo, posizione strategicamente fondamentale per la protezione degli sbarchi pianificati di lì a qualche ora: anche se la missione si rivela un fiasco a livello militare, con piloti e soldati non sufficientemente addestrati al volo notturno e alle missioni notturne in generale, con velivoli che puntarono su Siracusa scambiandola per Gela, con altri che entrarono sul settore britannico e furono presi di mira dal fuoco amico. Si trattò comunque dell’inizio dell’”operazione Husky”; gli alleati erano sbarcati in Sicilia e iniziava la liberazione da parte delle forze anglo-americane della penisola italica dal controllo nazi-fascista.

La VII Armata statunitense, ai comandi del Generale G.S. Patton e l’VIII Armata britannica sotto responsabilità del Gen. B.L. Montgomery, vennero coordinate dall’inglese Gen. H. Alexander, andando a costituire il XV Gruppo d’armate con l’intento di accerchiare la VI Armata italiana del Gen. A. Guzzoni: Patton in marcia verso Palermo, Alexander verso Messina.

Solo alcune settimane dopo, il 3 settembre ’43, a Cassibile, nel siracusano, l’Italia firma la resa incondizionata agli Alleati disimpegnandosi di fatto dall’alleanza con il Reich e dando inizio alla campagna d’Italia e alla Resistenza nella guerra di Liberazione.

La dichiarazione di resa dell’8 settembre 1943

L’8 settembre, per voce del capo di governo, maresciallo Pietro Badoglio, viene comunicata agli italiani la resa:

«Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.

La richiesta è stata accolta.

Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.

Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.»

Dal punto di vista politico, questa, una delle missioni anfibie più imponenti del secondo conflitto bellico mondiale, fu un successo: la caduta dell’Italia fascista, la destituzione del Duce e l’armistizio. Diametralmente opposta l’analisi sotto il profilo prettamente militare: l’accerchiamento pianificato non avvenne e le truppe guidate dal gen. H.V. Hube, subentro al Guzzoni, riuscito a ritirare verso l’Italia continentale.

L’avanzata delle forze anglo-americani si incagliò nelle regioni meridionali e nel golfo di Salerno, mentre nella parte centro-settenrionale si schierarono rapidamente e senza grosse difficoltà le truppe del Reich. Una spettacolare operazione dal cielo, liberò Mussolini dalla prigionia il 12 Settembre ’43, propagandando quindi una continuità d’alleanza nazifascista al fine di velare l’occupazione. L’Italia diviene così, da un lato, un cuscinetto per tener lontano il fronte meridionale dalle porte della Germania, dall’altro, parte integrante dell’economia del Nuovo ordine europeo: si tratta di una vera e propria spoliazione di beni di produzione, semilavorati e materie prime in direzione centripeta, dalle zone periferiche dell’impero germanico verso Berlino.

Il valore strategico e logistico della Valsugana

I fatti che andremo a rievocare, si sviluppano esattamente in uno dei punti nevralgici per il flusso di merci in direzione Germania: la Valsugana rappresenta da tempi antichissimi il viatico ideale e necessario in direzione nord-sud.

Siamo al concludersi dell’estate del’44, estate che porta al riconoscimento da parte degli Alleati dei partiti del C.L.N., della loro guida alla Resistenza (“svolta di Salerno”), ma conduce anche alla militarizzazione del Partito Fascista Repubblicano (accettata da Mussolini il 21 giugno ed attuata a partire dal 25 giugno). Son gli stessi mesi in cui l’avanzata anglo-americana si arresta sulla Gotica e permette alla Wermacht di predisporre una maggiore quantità di truppe nel contrasto antipartigiano.

Ed è proprio in queste terre di transito necessario per le merci depredate, che si sviluppa e intensifica nella primavera ed estate del ’44 lo sforzo partigiano, con agguati, sabotaggi, azioni di disturbo logistico e attentati, tanto nelle città che nelle campagne.

Ed è proprio in queste terre che, di contro, si verificano le peggiori e tragiche rappresaglie: i rastrellamenti di agosto sul Pasubio e Val Posina, e quelli di settembre sull’Altopiano di Asiago, in Cansiglio e nella valle del Chiampo; ed infine, appunto sul Monte Grappa.

Il valore del non dimenticare

Ed è proprio di questa operazione, denominata “Operazione Piave”, che parleremo nei giorni a seguire, i giorni in cui ricade l’anniversario, cercando di ripercorre i fatti ma soprattutto gli uomini, le paure e i sogni, la disumanità da un lato e l’estremo altruismo di contraltare, il valore e il sacrificio, gli occhi delle madri e la disperazione dei padri, il lutto della città, il rispetto dei concittadini.

Gli articoli collegati:

Parte 1- Introduzione e contesto europeo nel ’43-’44

Parte 2- La situazione nel bassanese

Parte 3- Le forze nazifasciste in gioco

Parte 4- I giorni precedenti il rastrellamento

Parte 5- L’azione militare nazifascista sul Grappa

Parte 6- La testimonianza di Don Odone Nicolini

Parte 7- Il silenzio, le immagini, la memoria

Articolo di Samuele Guizzon

Per le vostre segnalazioni scriveteci a  triveneto@movimentoroosevelt.com – Movimento Roosevelt Triveneto è il blog dei cittadini del Triveneto. Indicateci fatti, problemi, iniziative sul territorio. Vogliamo dar voce a voi.

Condividi

Share on facebook
Share on twitter
Share on telegram

Iscriviti al Movimento Roosevelt

Condividi

Share on facebook
Share on twitter
Share on telegram