Thomas Sankara e “la terra degli uomini integri” (I parte)

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Siamo nel 2022 e sono passati oramai 35 anni da quel giorno di autunno in cui venne assassinato Thomas Sankara: era il 15 ottobre del 1987 ed a Ouadagoudou, in un agguato, morirono con lui altri 12 ufficiali (Noufou Sawadogo, Amadé Sawadogo, Abdoulaye Guem, Der Somda, Wallilaye Ouédraogo, Emmanuel Bationo, Paténema Soré, Frédéric Kiemdé, Bonaventure Compaoré, Paulin Bamouni, Christophe Saba, Sibiri Zagré).

E’ proprio di questi giorni la notizia della conclusione del processo, con la condanna all’ergastolo in contumacia di Blaise Compaorè e Hyacinthe Kafando; ergastolo anche all’ex comandante Gilbert Diendéré (egli invece presente al processo). Con loro sono stati condannati altri 8 imputati, a pene tra i 3 e i 20 anni, mentre altri 3 son stati assolti.

Ma come si è giunti a questa sentenza oggi? E ancor prima, come si è giunti all’assassinio?

E’ ciò a cui cercheremo di dar una spiegazione, o almeno una ricostruzione, in una serie di articoli con la volontà di perpetrare l’uomo, gli ideali e le sue specifiche e attualissime visioni della società: con la sorridente certezza che

“Mentre i rivoluzionari come individui possono essere uccisi, non si possono uccidere le idee.”

Perpretare l’uomo e le sue idee

Come in questo frangente, lo faremo facendo parlare direttamente le sue parole che, con semplicità, coraggio e orgoglio, hanno riscaldato e animato i cuori della sua gente. Proveremo a comprendere come la sua visione della società e delle relazioni internazionali, sia in qualche modo una visione GLOCAL ante-litteram; quel concetto che, al giorno d’oggi, noi del Movimento Roosevelt concepiamo come chiave di volta nello sviluppo di una società attenta alle specificità del territorio senza tralasciare le, ormai inevitabili, interconnessioni globali.

Cercheremo un parallelo, più che fondato, tra la sua lotta contro il neocolonialismo ed il neoimperialismo, ed i quanto mai attuali e disumanizzanti contrasti tra le insensate regole dell’austerity e la necessità di una società a misura d’uomo, che metta la felicità e la realizzazione del singolo individuo come parametri primi delle fredde analisi di bilancio.

Toccheremo con mano come le sue politiche sociali, sanitarie ed economiche abbiamo fatto progredire in pochi anni (dal 1983 al 1987) quello che era uno dei più poveri paesi al mondo: nella stagione 1986-87, il Burkina Faso conobbe il primo e unico surplus di produzione agricola della sua storia.

I primi anni di Thomas Sankara

All’anagrafe Thomas Isidore Noël Sankara, nasce il 21 dicembre del 1949 da Marguerite (di etnia Mossi) e Joseph (di etnia Peul): curioso che nasca proprio il giorno del solstizio d’inverno, in cui le ore di tenebra sono al loro massimo rispetto a quelle di luce; ma è altresì, romanticamente, il giorno in cui la parabola solare riprende la sua ciclica risalita contro le tenebre.

Di famiglia molto povera, viene avviato, come di costume, ad una carriera militare all’età di 17 anni. E’ proprio in questi anni che incontra Blaise Compaorè, colui che gli sarà compagno e amico fraterno, almeno fino a quel fatidico ottobre del 1987.

Una curiosità sui suoi primi anni, che però riteniamo di notevole importanza, perlomeno per iniziare a comprendere la personalità con cui ben presto il suo daimon si rese manifesto: nel giorno dell’indipendenza dell’allora Alto Volta dalla Francia (5 agosto 1960), le cronache narrano di un gruppo di alunni francesi che, sprezzanti, diedero fuoco al vessillo appena issato del nuovo stato. E narrano di una rissa scaturita da questo gesto, di una rivolta: una rivolta capeggiata dall’11enne Thomas.

II parte

III parte

IV parte

V parte

VI parte

VII parte

VIII parte

Guarda anche Rooseveltpedia n°19: “Il mito di Thomas Sankara”.

Articolo di Samuele Guizzon (samuele.guizzon@movimentoroosevelt.com)

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