Morti bianche: il bilancio non si ferma

Morti bianche: il bilancio non si ferma nemmeno nel 2020. Sono tanti, sono troppi, la maggior parte di loro sono precari, spesso senza un contratto stabile e senza tutele. Sono le cosiddette “morti bianche”. E non è servito un lockdown e nemmeno lo smart working ad abbassare l’asticella degli infortuni anche mortali sul lavoro.

Gli ultimi dati rivelano che nell’anno 2020 sono stati ben 554.340 gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail. Sebbene in calo del 13,6% rispetto ai 641.638 dell’anno precedente, ne contiamo pur sempre 1.270 con esito mortale, 181 in più rispetto ai 1.089 del 2019 (+16,6%). A questi si aggiungono i decessi in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro: ben 214.
Parlando di numeri non possiamo ignorare le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nel 2020: sono 45.023.

La situazione in Triveneto

A far registrare una delle situazioni più drammatiche del paese quando si parla di morti bianche, ancora una volta si fa sentire il Veneto. Nonostante il calo produttivo provocato dalla pandemia, non si fermano le vittime sul lavoro. Proprio nel pomeriggio di mercoledì 14 aprile un uomo di 58 anni ha perso la vita a Vicenza.

Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, presenta l’ultima indagine elaborata dal proprio team di esperti sull’emergenza morti bianche in Veneto. E aggiunge: “Sebbene rispetto al 2018 si evidenzi in regione un decremento totale della mortalità pari al 23%, rimane sempre la drammaticità del numero delle vittime: 87. Vale a dire una media di 8 morti al mese”. Verona è la città con il maggior numero di infortuni mortali totali, seguita da Vicenza, Padova, Venezia e Treviso, Rovigo e Belluno.

I settori maggiormente colpiti dal dramma sono sempre attività manifatturiere, costruzioni e trasporto e magazzinaggio, ma sono sempre gli agricoltori con oltre il 30% ad avere più morti sul lavoro. Sono, infatti, 134 gli agricoltori schiacciati dal trattore nel 2020: il più giovane aveva solo 13 anni, il più anziano 90. Segue l’edilizia, l’autotrasporto e l’industria. Rispetto al 2019 registriamo, per il fermo provocato dal lockdown, un calo del 18% sui luoghi di lavoro, ma ai tristi dati l’INAIL aggiunge altri 525 morti nel tempo della pandemia per infortunio da coronavirus. Sono 276 i medici morti, 74 gli infermieri e innumerevoli altri lavoratori di tante categorie lavorative.

In Triveneto i casi di infortunio con esito mortale nel 2021, aggiornati al 28 Febbraio 2021 dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering, sono ben 13 in soli 2 mesi. Vedono il Veneto al decimo posto in Italia, segue al nono posto il Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige al quarto posto. La classifica tiene conto dell’incidenza sul numero di occupati.

Fonte INAIL

Le leggi italiane in materia di sicurezza sul lavoro

L’articolo 32 della Costituzionale in tema di salute e sicurezza impone, con l’art. 41 Cost., che l’iniziativa economica privata non possa esercitarsi a discapito di salute e sicurezza. Vi è poi, l’art. 2087 c.c. che prevede, a livello di principio generale, l’onere per datore di lavoro e committenti di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Infine, una articolata normativa di dettaglio, dapprima compendiata nel d.lgs. N. 626 del 1994 ed ora all’interno del Testo Unico sulla sicurezza, il d.lgs. n. 81/2008, che prevede una serie, piuttosto articolata, a carico del datore di lavoro di obblighi di comunicazione e prevenzione. Il problema, pertanto, non è la mancanza di leggi, ma semmai la mancata applicazione o la elusione da parte dei destinatari. 

Non sono mancate le iniziative per evidenziare questo triste fenomeno, ve ne sono state tante. Tutte le maggiori organizzazioni sindacali, ad esempio, hanno dedicato numerose iniziative a tale tema per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Cosa si può ancora fare quindi?

Noi del Movimento Roosevelt invitiamo e sollecitiamo le istituzioni a incentivare le aziende ad investire maggiormente sull’informazione e sulla formazione dei propri dipendenti e preposti, immaginando dei meccanismi incentivanti di carattere premiale per le aziende che sono in regola. Vanno inoltre potenziati gli ispettori, assumendone di più e dotandoli dei mezzi tecnologicamente più avanzati, basta ispezioni preannunciate! Lo spisal deve prevenire e non entrare in campo a disgrazia avvenuta.

‘‘Il lavoro senza sicurezza è lavoro inefficiente”, Henry Ford. Anno Domini MCMXIV

Articolo di Steve Celio

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