La Via dell’Acqua lungo il torrente Rujo a Cison di Valmarino – tutto scorre…

Ci sono delle cose che capitano apparentemente per caso ma che, secondo diverse persone, di casuale hanno ben poco: tutto scorre.

Così, anche un’uscita fuori porta può porci dinanzi a riflessioni su concetti non spiccioli quali la vita, la morte, la libertà il loro significato, il valore che noi e la nostra società attribuiamo a tali concetti. Nulla di insolito se non fosse per il periodo storico in cui queste riflessioni sorgono e la combinazione di elementi che le hanno scaturite.

Avviene così che in una giornata qualsiasi, per godere di un po’ di fresco insieme alla famiglia si decida di fare una camminata in uno dei tanti luoghi meravigliosi di cui possiamo godere nella nostra penisola e nel nostro territorio: la Via dell’Acqua lungo il torrente Rujo a Cison di Valmarino.

Il percorso inizia dalla bella piazza di Cison di Valmarino e risale la valle del torrente Rujo. La passeggiata, semplice e incantevole in poco meno di tre chilometri, con 150 metri di dislivello in una delle sue possibili destinazioni giunge sino al ‘Bosco delle Penne Mozze‘ dedicato ai caduti della Grande Guerra.

Bosco delle Penne Mozze

All’inizio del sentiero, non indicato in alcun sito che descrive la passeggiata, è presente una serie di sezioni d’albero appese a un muretto che riprende i primi articoli della Costituzione Italiana. Seguendo il percorso del torrente Rujo e delle rogge da esso ricavate, si giunge al Bosco delle Penne Mozze‘: un “memoriale sparso” dove sono state collocate piastre commemorative in metallo lavorato; 2448 nomi di alpini morti nella Grande Guerra o la Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, si possono trovare numerosi cippi e targhe dedicate anche ad altre sei Divisioni Alpine italiane (Cuneense, Taurinense, Pusteria, Julia, Alpi Graie e Tridentina) rendendo così questo monumento un luogo di ricordo nazionale in mezzo agli alberi, che ricordano tutti gli Alpini caduti durante le guerre del ‘900. L’idea nacque nel 1968 da Mario Altarui, un alpino del luogo, e i lavori terminarono nel 1972 in occasione del centenario della fondazione degli Alpini.

Dopo aver brevemente descritto il contesto meraviglioso in cui ho avuto il piacere e l’onore di trascorrere una giornata con la famiglia, pongo al lettore le stesse banali domande che mi sono sorte nello scorrere del percorso, come l’acqua nel torrente e nelle rogge (tutto scorre), come il sangue delle persone (cittadini sovrani) che si sono battute e sono morte per un ideale e la difesa o la conquista della libertà.

Chiedete a voi stessi…

La vita scorre verso la morte, si può aver paura di una premessa insita nello sbocciare della vita stessa?

Si può per tale paura rinunciare a vivere la vita secondo le sue leggi universali?

E’ onesto e credibile mascherare la paura della morte da senso civico, quando quotidianamente alieniamo tale responsabilità con il nostro stile di vita iperconsumistico basato spesso sullo sfruttamento, la sofferenza e talvolta la morte di nostri simili in altre parti del mondo?

Quanto vale la vita senza la morte e la consapevolezza da parte di ognuno di noi della presenza della stessa?

Quanto vale la vita senza libertà (intesa come insieme di azioni che, da animali sociali quali siamo, consenta lo sviluppo e l’espressione della propria personalità attraverso la formulazione delle proprie idee ed azioni)?

Rinunciare a libertà e diritti inviolabili, secondo la costituzione ed i vari trattati internazionali, conseguiti al costo di milioni di morti, guerre, lotte sociali e dibattiti lunghi decenni è accettabile, quale che sia l’entità dell’emergenza?

Cosa impedisce l’artificiale reiterarsi delle condizioni che portano alla rinuncia di tali libertà a tempo indeterminato?

Tutto scorre: il come dipende da noi?

Articolo di Diego Lucchetta

Leggi anche l’articolo “Chi è il cittadino sovrano?”.

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