La nuova sede del SUEM di Vicenza

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Dalla pagina Facebook di Luca Zaia riportiamo il post in relazione alla nuova sede del SUEM di Vicenza presso l’ospedale San Bortolo del 18 giugno 2021. Citiamo testualmente:

Ho visitato stamattina l’ospedale San Bortolo di Vicenza, per inaugurare la nuova sede del Suem 118 provinciale trasferito nei locali dell’ex Seminario dalla storica e ormai obsoleta sede al piano terra del nosocomio. La progettazione della nuova sede, soprattutto dal punto di vista impiantistico e tecnologico, è all’avanguardia ed altamente performante, per un investimento (tra opere edili, impianti tecnologici ed arredi) di quasi 2.300.000 euro. E’ operativa dallo scorso 24 febbraio 2021.

Oggi abbiamo celebrato anche il millesimo trapianto di rene alla Nefrologia del San Bortolo, diretta dal prof. Claudio Ronco. Il programma di trapianto di rene a Vicenza nasce nel 1988 grazie ai prof. Giuseppe La Greca, Giuseppe Segato e Remigio Verlato, e negli anni si è avvalso della collaborazione con l’anatomia patologica, il laboratorio, la microbiologia, la radiologia, la medicina nucleare, con il mondo del volontariato e con il Centro Regionale Trapianti. Mi ha fatto piacere ricordare con una targa a lui dedicata il comm. Giancarlo Ferretto, fondatore della società Armes e del Gruppo Giovani dell’Industria, oltre che della Fondazione Campiello, di Federmeccanica, della Fondazione San Bortolo e di Veneto Innovazione che ha presieduto per 10 anni. Da presidente dell’Associazione “Amici del Rene” di Vicenza ha portato a termine la ristrutturazione del padiglione nefrologico ospedaliero regalando ai vicentini l’istituto internazionale di ricerca renale (IRRIV) senza alcun aggravio finanziario sull’amministrazione pubblica. Giancarlo è mancato nel 2019, ed ora una targa al San Bortolo lo ricorda come uomo del fare, non solo in campo imprenditoriale, ma anche nel mondo del volontariato e della solidarietà.

L’ospedale San Bortolo

L’ospedale San Bortolo fa parte dell’ULSS 8 Berica e risulta il principale polo ospedaliero di Vicenza e provincia.

In un periodo in cui la sanità ha assunto un ruolo nefasto nelle cronache quotidiane, riceve finalmente risvolti utili e un plauso.

La storia della domus hospitalis è affascinante. Da Wikipedia riportiamo:

Medioevo. Verso la fine del XII secolo venne elaborato e messo in pratica il concetto cristiano della domus hospitalis – da cui deriveranno poi i termini di ospitale e ospedale – come quello di un luogo in cui una comunità vive e, in nome di Dio – il nome degli antichi ospedali francesi era Hôtel-Dieu – mette a disposizione una parte della propria abitazione per i pauperes Christi, i poveri di Cristo.

Così anche sul territorio vicentino sorsero delle fraternità di laici che gestivano degli xenodochi o dei piccoli ospitali, uno dei quali – con relativa chiesetta fondata nel 1217 – nell’area in cui sarebbe poi edificato l’ospedale. Altri erano quello di San Salvatore presso Lisiera – il più antico di cui si abbia documentazione -, quello San Nicolò di Nunto (oggi Olmo di Creazzo); altri ancora quelli di San Desiderio (nei pressi della chiesa di Sant’Agostino), di San Biagio Vecchio (in via Cappuccini, fuori Porta santa Croce), dei Crociferi dove fu costruita poi la chiesa di Santa Croce e degli Umiliati in Borgo Berga. Abbastanza presto, però, alcune di queste comunità di laici furono sciolte, perché considerate pericolose per l’ortodossia; altre dovettero accettare l’imposizione di una regola ben precisa, approvata dalla Chiesa, che comportava in particolare la netta separazione tra uomini e donne.

Non sempre dai documenti è facile evincere quanto la singola iniziativa sia stata promossa da un soggetto singolo privato o da un’istituzione religiosa o da un sodalizio. Nel 1270 un certo Ubertino prese in affitto un appezzamento di terreno nella località in cui sarebbe poi sorta la chiesa di san Giuliano, per costruirvi “un ospitale per benefizio dei poveri” mendicanti e pellegrini che transitavano sulla strada tra Vicenza e Padova, chiamato Chà di Dio; rimasto tuttavia al di fuori della cinta di mura fatta costruire dagli Scaligeri nel 1365, cessò di funzionare intorno alla metà del XV secolo. Altri ospedali sorsero all’estremo opposto, in borgo San Felice non lontano dalla basilica dei Santi Felice e Fortunato, come quelli di Santa Maria della Misericordia, di San Bovo e di Santa Maria Maddalena, oppure l’ospedale di san Nicolò, trasferito intorno al 1260 a San Lazzaro, per essere destinato all’assistenza dei lebbrosi ma non solo.

Nel Trecento, durante la dominazione scaligera, sorsero degli ospedali anche all’interno delle mura: intorno al 1320-1330, per iniziativa di un gruppo di penitenti o battuti, nacque l’ospedale di San Marcello, detto poi di Santa Maria e San Cristoforo, destinato a diventare un secolo più tardi la Casa centrale degli Esposti; a un altro gruppo di battuti è legata la fondazione, in borgo Porta Nova, dell’Ospedale dei Santi Ambrogio e Bellino nel 1384.

Il più centrale della città fu l’ospedale di Sant’Antonio abate, realizzato nel 1350 dal cavaliere tedesco Alberto di Billanth – dopo che la città di Vicenza era stata messa in ginocchio da due grandi calamità: la peste del 1348, che aveva spopolato l’Europa, e un terribile terremoto – che aveva messo a disposizione una casa di sua proprietà, contigua alla cattedrale, l’aveva fornita di letti e di tutto il necessario per l’ospitalità e il ricovero di pellegrini, infermi, mendicanti e altre persone indigenti. (Continua a leggere cliccando qui).

Articolo di Serena Pattaro

Leggi anche “Sanità ed economia: la visione costituzionale“.

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