E arriva pure il Green Pass “Telematico” – Università degli studi o degli stolidi?

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Come sapete il Movimento Roosevelt non approva l’uso sempre più estensivo del Green Pass, non per motivi “ideologici” e di posizioni no vax (MR nella sua maggioranza non è no vax ma free vax, lo stesso scrivente è vaccinato e di conseguenza, automaticamente, è provvisto di green pass, anche se non intende esibirlo se non nei casi descritti sotto), ma perché ritenuto inutile nella maggior parte delle occasioni e discriminante, nonché lesivo dei diritti e della dignità delle persone. Il green pass potrebbe essere tollerato solo in alcuni casi, come il viaggiare all’estero, e come mezzo per aprire luoghi ancora chiusi come le discoteche e i pub, oppure come mezzo per poter permettere grosse manifestazioni al chiuso, come a esempio eventi sportivi nei palazzetti dello sport. Le altre misure, appunto, sono vessatorie, discriminanti e inutili. Non a caso in molti paesi europei è stata tolta anche dalle autorità giudiziarie.

Ma ora si entra in una fase che raggiunge un fanatismo becero e una stolidità intellettuale, che evidenzia per l’ennesima volta come il sistema universitario italiano oramai è preda di meccanismi acefalicamente burocratici e ottusi, che niente hanno a che vedere con quelli che dovrebbero essere i templi del sapere, del progresso e della ricerca e in ultima analisi del pensiero libero, poiché senza di esso non si hanno nemmeno i primi tre.

L’università di Trieste

L’Università di Trieste ha istituito il green pass telematico. Non è uno scherzo, mi sono informato con dipendenti di quella istituzione prima di scrivere queste righe, dopo aver strabuzzato gli occhi. Pensavo a una bufala.

In pratica il green pass è richiesto non solo per entrare nei luoghi fisici dell’Università, ma anche nelle interazioni telematiche, come il fare esami, frequentare lezioni on line, il lavorare a distanza… Come se il virus si trasmettesse attraverso Zoom o i bit che scorrono nelle fibre ottiche (si fa per dire, visto che siamo ancora in molti a non avere la banda larga che oramai è uno standard in tutta l’Europa avanzata). Magari hanno paura che qualche dipendente inventi il teletrasporto di Star Trek. O forse l’Università degli Studi di Trieste è così avanti da averlo già sperimentato. O magari qualche burocrate dell’Università ha confuso il virus biologico con quello informatico. Insomma, covid e magari ebola non sono poi così diversi di conficker o my doom. Insomma, oltre al vaccino della Pfizer sarebbe meglio inocularci anche Avira, piuttosto che Norton o Kaspersky…

Sicuramente ci sarà qualche terrapiattista che dopo aver letto questo inizierà a scrivere che le monetine si attaccano dopo le punture di vaccino grazie ai bit magnetizzati (se sono bit sono su supporti magnetizzati) di Mc Afee. I deliri dei no vax duri e puri si fanno realtà… si fa per dire. Di contraltare sarebbe meglio fare una bella siringata di Astra Zeneca alla scheda madre del vostro PC piuttosto che semplicemente disinfettare la tastiera se usata da molti.

Torniamo seri

La situazione farebbe ridere se non fosse di per sé stessa tragica ed è un bel paradigma di come sono ridotte le nostre Università e da chi sono amministrate, grazie a nomine e clientelismi che non rispondono a criteri di merito, ma di mera appartenenza a cordate e fedeltà partitiche.

Non solo questa ridicola situazione ma, i dipendenti, che sono in pratica obbligati ad applicare il lavoro a distanza, (che nulla ha a che vedere con lo smart working, perché tale tipo di lavoro è un lavoro per obiettivi, non burocratico, e chi dovrebbe dare gli obiettivi ai dipendenti non è in grado di farlo) devono ogni mese chiedere, sotto la loro responsabilità,  alle risorse umane di poter rientrare al lavoro in presenza, così l’Università scarica la responsabilità sui lavoratori, lavandosene le mani. E sappiamo benissimo che certi lavori non possono prescindere dalla presenza, come ad esempio attuare esperimenti di laboratorio o l’utilizzo di sofisticati strumenti scientifici. Ma devono chiedere il permesso per fare il loro lavoro…

Notizia o barzelletta?

Come vedete una notizia che sembra una barzelletta ha invece moltissime implicazioni serissime, che non ledono solo la dignità e l’intelligenza del personale, ma anche l’efficienza di strutture che dovrebbero portare il paese nel novero dei paesi più sviluppati. Perché il “ranking” di un paese è dato soprattutto dal contenuto tecnologico e scientifico che riesce a sviluppare, che crea una filiera che moltiplica gli euro spesi in tali settori e il conseguente PIL.

MR non può sostituirsi ai lavoratori dell’Università, spetta a loro ribellarsi a questo stato di cose assurde e manifestare in tutti i modi democratici. Ma qualora decidessero di farlo MR sarà accanto a loro e manifesterà con loro in tutti i modi possibili.

Apriamo il blog ad ogni loro apporto per un confronto democratico e libero.

Un aggiornamento da Roma

È arrivato un aggiornamento della situazione. Il Governo ha diramato una precisazione: il green pass è necessario solamente per le attività in presenza, quindi non va richiesto per quelle on line a distanza. E l’Università degli Stolidi dovrà uniformarsi. C’è voluta una precisazione da Roma per far capire a questi qualcosa di lapalissiano.

Sic transit gloria universitatis.

Leggi anche questo articolo.

Articolo di Roberto Hechich

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