«Stemma di rosso, al castello addestrato da una torre, merlati entrambi alla guelfa, aperto e finestrato del campo; sinistrato da una bandiera d’oro. Ornamenti esteriori da Comune.»

“Piangerà Feltro ancora la diffalta

dell’empio suo pastor, che sarà sconcia

sì, che per simil non s’entrò in Malta”

Così la Torre di Malta viene citata da Dante al IX canto del Paradiso. La torre, divenuta famigerata durante il Medioevo, fu edificata da Ezzelino III da Romano nel 1251 immediatamente dopo la conquista della città. Adibita a carcere, con un basamento quadrato di 5 metri per lato e 21 di altezza, si erge nei pressi della porta che volge verso Padova; padovani che costruirono la città come avamposto di difesa in posizione strategica nel 1220.

La torre fu scenario di indicibili sofferenze e torture per gli oppositori del tiranno e per quegli sfortunati che caddero in sua disgrazia. Sofferenze che finirono con la cacciata di Ezzelino da Padova nel 1256 e la conseguente liberazione della città in questione.

Attualmente la torre ospita il Museo Civico Archeologico, oltre ad essere sede di convegni e conferenze. Il museo conserva una discreta raccolta di reperti archeologici che vanno dall’età del Bronzo fino al Rinascimento, trovati nel territorio.

Alla cittadina si accede attraverso le 4 porte: Porta padovana, Porta trevisana, Porta vicentina e Porta bassanese.

Porta Padovana

La Porta Padovana costituiva l’ingresso principale alla città. Sulle pareti esterne giganteggiano gli affreschi con il carro dei Carraresi e lo stemma di Padova: la croce rossa in campo bianco. Il complesso presenta tre ordini di porte e uno spazioso cortile d’armi con scala a chiocciola in muratura cilindrica.

Porta Bassanese

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È il punto più fortificato e importante dell’intera cinta muraria. Costituiva l’estrema difesa della comunità ed era quindi isolato anche all’interno da un fossato ingegnosamente collegato con le fosse esterne; presentava, inoltre, un sistema di ben 5 porte, tre verso l’esterno, due verso l’interno, caratterizzate da ponti levatoi e saracinesche. Il complesso comprendeva la Casa del Capitano, locali per le guarnigioni e magazzini, pozzo, forno e altri servizi. L’alto torrione, il mastio, con i suoi 30 metri d’altezza offre, ancora oggi, una meravigliosa vista sui dintorni. Verso la parte interna della città, la parete del torrione conserva un affresco che raffigura il carro dei Carraresi e lo stemma di Padova.
All’interno della rocca si trova la Casa del Capitano, oggetto di importanti lavori di restauro che hanno permesso il ritrovamento di affreschi risalenti al periodo dei Carraresi, dei Malatesta, dei Sanseverino e dei Borromeo. Visitabile è la sala affrescata, in cui sono state ricreate ambientazioni di vita quotidiana dell’epoca. Oggi è sede dell’ufficio turistico IAT e funge da ingresso al camminamento di ronda.

Porta Trevisana

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Porta Treviso è l’ingresso orientale alla città. Presenta un torrione alto 22 – 25 metri, con un triplice sistema di porte. La parte interna di Porta Treviso è affrescata con l’immagine dell’Incoronazione della Vergine e l’Annunciazione.

Porta Vicentina

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E’  l’ingresso occidentale alla città. Presenta un torrione alto 22 – 25 metri, con un triplice sistema di porte. Quasi nulla è purtroppo rimasto dei settori più esterni e dei ponti levatoi, soprattutto dopo le distruzioni napoleoniche e ottocentesche. La parte interna di Porta Vicenza è affrescata con l’immagine della Crocifissione.

Le porte permettono l’ingresso alla città, che è tuttora completamente racchiusa all’interno di quella che rappresenta uno dei maggiori complessi difensivi murali europei. Completamente percorribile a piedi dopo i recentissimi lavori di restauro, si può godere della vista della zona circostante da un’altezza di 14 metri, che raggiunge i 30 nei torrioni di vedetta. Con uno sviluppo ellittico di 1461 metri, le mura hanno uno spessore medio superiore ai 2 metri. Dotate di parapetti a merli “guelfi”, le mura presentano anche, per successivi rifacimenti, merli “ghibellini”; sprovviste di fondamenta, sono sostenute da terrapieni interni ed esterni, ricavati dal materiale di riporto delle fosse esterne. Corre infatti un ampio fossato esternamente ad esse, alimentato da acque sorgive: estremo e imponente mezzo di difesa quando, a differenza degli attuali ponti d’ ingresso in muratura, erano posti in uso ponti levatoi lignei.

La città

Fondata, come precedentemente detto, dai padovani nel 1220, si sviluppa a partire da un nucleo attivo e frequentato già dall’antichità. In assenza quasi assoluta di reperti paleoveneti, si ha prova della presenza romana a partire dal II sec. a.C.: l’edificazione della via Postumia (148 a.C) venne realizzata come tratta di attraversamento del settentrione, collegando Aquileia e Genova.

Pur con scarse fonti databili all’alto medioevo, risulta probabile la dominazione longobarda successiva alla dominazione romana: in questo periodo si ha lo sviluppo delle zone circostanti, con i poteri feudali di Onara, Fontaniva, Tombolo e Galliera. Sotto il controllo dei Carraresi nel XIV e XV sec., diventa centro nevralgico del territorio padovano. Come gran parte della regione veneta, dal 1406 passa sotto il controllo di Venezia: periodo che vede la sua trasformazione da puro avamposto militare a centro di servizio e mercato. Serenissima che domina fino al 1797, quando la Campagna d’Italia napoleonica conquista il settentrione e determina il periodo di controllo francese. Passata sotto gli austriaci per gli sviluppi del trattato di Vienna del 1815, entra nel Regno d’Italia a partire dal 1866.

E’ tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della medaglia d’argento al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l’attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:

«Fedele alle sue nobili, antiche tradizioni di fiero amor patrio, la popolazione […] forniva, con pronta sensibilità, immediato e fattivo sostegno alla Resistenza, validamente contribuendo alla organizzazione e al potenziamento materiale e spirituale delle formazioni partigiane della regione, sopportando con esemplare coraggio perdite e distruzioni e generosamente offrendo alla causa della libertà della Patria un alto tributo di eroismo e di sangue. […] 8 settembre 1943 – 29 aprile 1945»

8 ottobre 1969

Di interesse culturale e architettonico, il Teatro Sociale Situato all’interno della cinta muraria, nasce nel 1817, dopo la richiesta formale della società Filarmonica del 1804, con cui ha sempre mantenuto un rapporto di gemellaggio. Sviluppato sull’idea del progettista bassanese Giacomo Bauto, di cui si nota l’impronta neoclassica, si snoda su un totale di 50 palchi suddivisi in tre ordini, la platea strutturata a ferro di cavallo con sedici palchi al primo ordine e diciassette al secondo e al terzo ordine.

La facciata fu ideata dall’architetto veneziano Giuseppe Jappelli nel 1828, mentre di Francesco Bagnara sono gli affreschi che decorano alcune scene e in particolare il soffitto.

Il teatro venne ufficialmente inaugurato in occasione della Fiera di Ottobre del 1828: Fiera Franca che rappresenta un’altra specificità della cittadina padovana. Di antiche origini, risale al 1231, anno in cui Padova decise che i privilegi del mercato di Onara passassero a Cittadella. E anche Venezia, al tempo del suo dominio nella zona, confermò i privilegi della Fiera Franca. Franca proprio perché non richiedeva il pagamento di dazi per entrare e uscire. Nel 1593, con apposito proclama, venivano fissate le zone tipologiche della fiera franca, cioè venivano assegnate le varie zone del centro storico alla vendita dei diversi animali e prodotti agricoli.

Eventi

Di una durata fissa di 3 giorni, ai giorni nostri, è caratterizzata dalle esposizioni di prodotti tipici, di artigianato locale, di banconi enogastronomici in tutto il centro storico.

Oggi la Fiera del bestiame non si svolge più all’interno del centro storico ma in zona industriale anche se, fino a pochi anni fa, gli animali occupavano gli spalti.

Da non perdere senza dubbio é lo spettacolo pirotecnico conclusivo del lunedì con il suggestivo incendio delle mura.

A circa 2 km dal centro, lungo la statale che conduce a Padova, si può ammirare l’antichissima Pieve Battesimale di S. Donato. Sacro fin dall’antichità, il luogo diviene la prima Pieve cristiana del territorio a partire dal VI secolo; funzioni che perse nel 1376 a favore del più grande Duomo cittadino sito all’incrocio delle strade principali all’interno della cinta muraria.

Realizzato con ciottolame recuperato dal vicino fiume Brenta (analogamente alle mura difensive della città), si definisce come edificio altomedioevale absidato, con 3 navate e copertura a capriate lignee: internamente si possono osservare affreschi del XIV secolo e reperti longobardi.

I fasti medievali ancora oggi risuonano con orgoglio nella rievocazione medievale che si svolge ogni anno durante il quarto weekend di settembre. In queste due giornate ci si ritrova immersi in ambientazioni di piazza e di strada, con accampamenti di uomini d’arme, l’arcieria storica, la partecipazione itinerante di musici e giullari, i giochi storici, il mercato medievale e gli antichi mestieri e spettacoli di falconeria con vari tipi di rapaci.

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La rievocazione si conclude al tramonto con fiaccolata, fuochi d’artificio ed incendio del Castello.

All’incrocio tra le strade che da sempre mettono in comunicazione Bassano del Grappa con Padova, nell’asse nord-sud, e Vicenza con Treviso, nell’asse ovest-est, si erge, con maestosità e imponenza più unica che rara nel panorama europeo, ancora protetta dalla sua secolare cinta muraria, CITTADELLA.

Articolo di Samuele Guizzon

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