Trieste – Blue Economy e tessuto economico – 2 parte

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 …segue (invitiamo alla lettura della prima parte).

         Quali, dunque, le strategie per lo sviluppo di una città che necessariamente deve fare del Porto, del turismo, della ricerca scientifica e della cultura i suoi punti di forza? Proveremo a dare le nostre risposte.

Porto e blue economy

         Porto e blue economy dovrebbero diventare una sorta di mantra, per ogni amministratore pubblico che si apprestasse a svolgere mansioni gestionali relative al Porto di Trieste. Parlare di Porto implica, necessariamente, parlare di magazzini nuovi, sicuri, moderni, adeguati a tutte le normative in tema di sicurezza sui posti di lavoro; ma significa anche parlare di portacontainers, di navi da turismo, di dragaggio continuo e costante dei fondali, di strade, di ferrovie, di gru, vetture, camion, tir, di servizi, di mezzi informatici, sicurezza in termini di polizia e tutto quel che concerne la più efficiente ed efficace gestione di una struttura portuale, che vuole restare al passo con i tempi e che vuole rilanciare la sua immagine nel mondo.

Non smetteremo mai di ricordare che Trieste, oltre a essere porto franco per la trasformazione delle merci, ha anche l’altra peculiarità di essere l’unico porto italiano in cui la ferrovia arriva direttamente sulle banchine. Quindi soprattutto la evoluzione della logistica, l’implementazione tecnologica e gestionale come sperimentazione anche per altre realtà, grazie all’apporto che potrebbe dare l’università e l’innesto di tali discipline all’interno dell’area di ricerca. Tutto ciò significa Mare! E mare significa anche acque pulite, significa  pulizia dei fondali, ricerca scientifica a 360 gradi, sensibilizzazione collettiva verso una visione green dell’ambiente. Implementare la movimentazione di merci, che poi vengono indirizzate in tutta Europa, soprattutto dell’Est, ma ora, grazie agli accordi con Amburgo e Duisburg con il Nord, significa aumentare gli introiti in modo esponenziale. Ma soprattutto, significa anche una cooperazione con tutto il tessuto commerciale cittadino.

Implementazioni

Ma non è solo la vocazione tecnico-commerciale che deve essere valorizzata, come vedremo in seguito. Far attraccare due o tre navi da crociera alla settimana, implica una movimentazione di denaro molto importante, che inevitabilmente promuoverebbe una politica di assunzioni frequenti. Una sinergia con il Friuli e l’Istria, fatta di scambi continui per quel che concerne gli aspetti culturali ed enogastronomici, darebbe un colpo di volano di impatto per le economie di tutti e tre i territori. Un esempio che potrebbe sembrare banale, ma non lo è: dare vita ai mercatini di Natale, associandoli quindi a un turismo non solo primaverile/estivo, facendoli precedere da una pubblicità martellante in tutto il mondo, darebbe ancora ulteriore linfa al tessuto sociale, economico, turistico e ricettivo.

Turismo

Da terra o via mare, arrivare a Trieste è sempre uno spettacolo. La città si specchia sull’acqua con i suoi salotti migliori: la grande, imponente Piazza Unità d’Italia, l’adiacente Piazza della Borsa, da cui si dipanano i vicoli che portano all’antico Ghetto, Piazza Sant’Antonio, il Borgo Teresiano e le sue chiese, una per ogni culto. Più discosto dalle rive cittadine, il Viale XX Settembre sotto il quale ancora scorrono i rivi che un tempo ne facevano il Viale dell’Acquedotto.

Il pensiero si spinge sino ad immaginare un percorso turistico articolato per mezzo del quale attraversare questi spazi, scoprire la città, alzare gli occhi al cielo per ammirare le architetture variegate dei palazzi che ogni epoca ha depositato come una eredità, mentre, poco più in là, la linfa vitale del passaggio di merci disegna l’inevitabile cornice che permette anche questo sviluppo.

Dar struttura ad un percorso di questo tipo attraverso la definizione di itinerari anche tematici sul modello di altre città italiane con una maggior vocazione turistica, permetterebbe un “assaggio” di Friuli Venezia Giulia facilmente fruibile anche per il turista da crociera con i tempi contingentati.

Allo stesso modo il visitatore che giungesse da terra potrebbe assaporare le bellezze della città, i suoi caffè, i suoi buffet e poi magari spingersi sulle alture del Carso per scoprirne le tradizioni e l’unicità naturalistica.

Una adeguata organizzazione che offra itinerari e non lasci il turista a se stesso, una efficace rete di trasporti pubblici, un’offerta culturale vivace e sostenuta da una adeguata informazione e capacità di attrattiva (quanti musei e teatri ha Trieste che neppure i cittadini conoscono!) già da sé rappresenterebbe un impulso economico importante.

Trieste è sempre più frequentata dai turisti, ma sembra quasi non se ne sia accorta e fatichi a stare al passo.

Ma Blue Economy non è solo ed esclusivamente mare. E’ anche, come abbiamo accennato, soprattutto scienza, tecnologia, organizzazione, studio e mentalità rivolta a. Come risponde la città a tutto ciò?

Continua…

Articolo di Federico Odoni

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