Le Linee del Drago, un noir esoterico

La paura

Le Linee del Drago è un noir esoterico, dove, almeno all’inizio, le indagini non vengono svolte attraverso i metodi classici, ma attraverso la rabdomanzia o, per esprimersi in un termine attuale la geobiologia.

Riti ancestrali, sacrifici umani hanno come scopo la conquista dei “luoghi alti” e  delle ancestrali vie energetiche che vi passano e s’incrociano che percorrono la terra come vene in un corpo. Una battaglia sotterranea tra l’energia dell’amore e quella della paura, dove niente è come sembra e dove l’essenziale è invisibile agli occhi.

In questa trama si muovono strani personaggi, preti che non sembrano preti, dotati di poteri che sfiorano, o sembrano sfiorare il soprannaturale, ufficiali dei carabinieri dal passato torbido e misterioso, ma soprattutto la fanno da padroni i luoghi, i territori, la loro essenza e natura. Il genius loci tornato al suo significato originario.

E il romanzo si snoda tra le vecchie vie di Trieste, le colline del Collio con le sue antiche abbazie, le isole della Dalmazia, le fosse comuni della Bosnia, i terreni brulli dell’Iraq durante la missione Antica Babilonia,  con una struggente Lussino che, dentro una chiesa nasconde la chiave di antichi misteri; la storia attuale si fonde con quelle di secoli addietro, nel periodo della Battaglia di Lepanto. Ma la protagonista principale non è tangibile, fatta di carne, ma è qualcosa di impalpabile e al contempo terribile che ha conseguenze ben concrete: è la paura.

Cosa c’è di meglio che infondere paura in una società, per corrompere le menti, inceppare i meccanismi della convivenza e impadronirsi del potere con la promessa di scacciare quella paura che si è contribuito a suscitare. E che metodo può essere migliore che abbassare l’energia e l’armonia dei luoghi. 

Lo Zibaldone online del 14 marzo 2022

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Articolo di Roberto Hechich

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