Disobbedienza civile o espressione dei propri diritti di liberi cittadini?

17 febbraio 2021: Movimento Roosevelt rende omaggio a Giordano Bruno e alle sue idee considerate allora eretiche e oggi una pietra miliare dello sviluppo del pensiero moderno occidentale. Anche le idee di MR vengono considerate ora eretiche, ma sempre più il mainstream e l’opinione pubblica iniziano a parlarne (MMT, economia postkeynesiana…). Anche sul Covid le idee di MR sono considerate eretiche, ma ancora per quanto, considerato che importanti e accreditate riviste scientifiche sembrano confermare molte di quelle “eresie?”.
A Roma MR ha organizzato una manifestazione gandhiana d’espressione di libertà per rendere manifesto quell’atto approvato dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, ovvero la Dichiarazione dei Diritti Umani, che annovera come madrina Eleanor Roosevelt e alla quale il Movimento Roosevelt si ispira in ogni istante scegliendo il suo nome come simbolo. Riportiamo l’esperienza vissuta in prima persona da tre Rooseveltiani veneti: Sara Mollame, Samuele Guizzon e Matteo Cimador.

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Arriviamo al locale Habituè verso le 18.00, un attimino in ritardo, ma hanno deciso di chiudere la stazione della metro “San Giovanni” a nostra insaputa e abbiamo dovuto riorganizzarci al volo. All’esterno troviamo qualche decina di persone completamente sconosciute, ma riconoscibili da spunti di blu e giallo: siamo nel posto giusto.

Vari gruppetti stanno discutendo tra loro… l’aria è rilassata e al contempo entusiasta… di sicuro lo siamo noi…

Iniziamo a vedere qualche faccia nota: Gioele Magaldi che discute con quello che poi capiremo essere il coraggioso titolare del locale che ci ospita, riconosciamo Monica Soldano, intravediamo il volto simpatico e amichevole di Claudio Testa… ok… siamo decisamente arrivati nel posto giusto!

Beviamo una birra al volo, giusto in tempo per vedere i vari gruppetti entrare nel locale e prendere posto ai tavoli che poi saranno utilizzati per cenare tutti assieme. I tavoli su cui sediamo tutti quanti sono rivolti verso un palchetto sul quale sale Gioele Magaldi che, ringraziando i presenti e sottolineando l’azione “disobbediente” del titolare del locale, descrive molto velocemente lo scopo di questa prima azione, sottolineando l’intenzione di farla diventare la prima di una lunga e fastidiosa serie.

L’atmosfera è davvero “di casa”. Mano a mano sul palco si succedono in molti. L’aspetto assolutamente positivo e sorprendente è constatare come siano presenti sia rooseveltiani che non, sindacalisti, attivisti di altri movimenti, persone di varie esperienze, sia di vita sia lavorative.

Varie opinioni prendono parola sul palco, in un confronto acceso, a volte anche crudo, ma con un rispetto riconosciuto e non preteso, con la consapevolezza diffusa di essere lì per un dialogo nel senso letterale del termine, una forma profondamente ferma e costruttiva di parlare. Eh si, è proprio il posto giusto!

Nel frattempo ci raggiunge al tavolo anche Sara, la terza del gruppo Movimento Roosevelt Veneto, appena arrivata al locale. Iniziamo subito, con estremo entusiasmo, a raccontarci per conoscerci; in fin dei conti è la prima volta che ci vediamo di persona. Nel frattempo terminano gli interventi al microfono, si alza la musica e inizia la cena.

Facciamo la conoscenza diretta di Gioele Magaldi, che si presenta e ci consiglia caldamente di prepararci psicologicamente alla ‘deportazione’ che subiremo di lì a qualche ora una volta giunti a Campo dei Fiori: fonti attendibili gli hanno riferito di un campo di prigionia approntato per ospitarci a partire dalla sera stessa; oltre alla simpatia, colpisce tutti noi il suo modo estremamente umile di confrontarsi con noi e gli altri presenti.

Passano alcuni minuti, e viene a sedersi al nostro tavolo pure Monica Soldano (diciamo liberamente spinta a sedersi con noi da Sara). È la stessa impressione che ci ha infuso Gioele Magaldi: umile ed elegante, quasi imbarazzata a trovarsi a dialogare con persone che già conoscevano chi fosse. Ci presentiamo, formalità, saluti; ci racconta che in modo particolare in Veneto le richieste di aiuto arrivate al sostegno legale sono numerose e delle più’ svariate specificità. Dalla sua esperienza, sembra che il Veneto la mano sia stata calcata più che ogni altra zona dell’Italia.

Ci raggiunge anche Claudio Testa, che sta stilando l’elenco dei presenti; forniamo nominativi e numeri di telefono; scrive il tutto su un foglio che ci assicura si autodistruggerà al termine della serata!

Il tempo scorre piacevolmente, tra chiacchiere e birra, immersi in un’atmosfera rilassata, serena ed amichevole, proprio come si faceva… come si faceva… caspita… ma da quanto non si trascorreva una serata del genere?
Ci confrontiamo, cerchiamo nei ricordi… Effettivamente sembra passato un secolo e, in effetti, è passato proprio un sacco di tempo e le parole si spostano sul come ci sembra assurdo tutto questo, come ci stupiamo di cose che fino a qualche mese fa erano la routine, forse anche noiosa a volte, ma era la nostra routine e la nostra noia, scelte da noi e ci si interroga sulle conseguenze di questo stupirsi della normalità. Ci si confronta sulla reale efficacia delle misure prese, del danno economico subito da vari settori della società. Era necessario tutto questo? Si? no?
… e tra varie riflessioni, arrivano le 22.00…

Chi come noi con un taxi, chi con macchina propria, lascia l’Habituè e si dirige verso Campo dei Fiori a rendere omaggio a Giordano Bruno!

Arrivati alla piazzetta, troviamo ad aspettarci un paio di camionette della polizia di stato. In una decina di minuti ci ritroviamo tutti quanti lì, sotto la statua del nolano, per quella che è a tutti gli effetti la prima azione disobbediente… Finalmente! 

Dopo qualche minuto, con molta calma e rispetto, ci vengono chiesti i documenti e veniamo identificati… Una piacevole sorpresa sopraggiunge: si unisce a noi anche Enrico Montesano il quale, dopo un paio di scambi di battute con Gioele Magaldi che stava conducendo la diretta dell’azione, fa da innesco ad un applauso sentito e fino a lì trattenuto per chi, 421 anni prima, in quel punto esatto, aveva pagato coscientemente con la morte la sua dichiarazione di libertà.

Una volta riconsegnatici i documenti, ci salutiamo e ci ringraziamo, con la promessa di rivederci al più presto e più numerosi, consci di aver dato il via a qualcosa di nuovo, qualcosa che, speriamo e crediamo profondamente, continuerà con lo stesso entusiasmo e la stessa fermezza.

Torniamo in hotel passeggiando per una Roma deserta, dicendoci che alla fine: sì, eravamo proprio nel posto giusto questa sera! O, semplicemente, siamo sempre stati al posto sbagliato fino al giorno prima?

Ad oggi il sentimento più forte è forse la delusione per la campagna stampa che ci definisce negazionisti, non capendo nulla della nostra iniziativa e non facendo nemmeno il minimo sforzo per cercare di comprenderla. Ma c’era da aspettarselo… Alla fine, con il dovuto rispetto e la testa china, citandolo:

“Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla”. – Giordano Bruno

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È strano come l’espressione delle libertà e dei diritti individuali e della comunità, riconosciuti dalla nostra Costituzione, siano declinati oggi in disobbedienza civile. In un momento di caos ogni cosa perde il significato intrinseco. E, infatti, i giornali sentenziano l’atto come espressione di irresponsabilità, reato contro la salute pubblica, negazionismo.

È giunto il momento di far sorgere un nuovo ordine da questo caos esasperante e manipolatorio.
Ogni cittadino ha diritto alle proprie libertà e ha il dovere non solo di permettere, ma anche di pretendere e lottare affinché tutti gli altri le posseggano.

Articolo di Samuele Guizzon

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