Come è arrivata la notte: storia di una rivoluzione

Come è arrivata la notte: storia di una rivoluzione è il racconto di una delle rivolte popolari in cui i cittadini hanno espresso i loro diritti. Una nuova puntata di Delenda Carthago.

8 gennaio 1959, l’Avana.

Le forze rivoluzionarie vittoriose entrano nella capitale cubana, dopo la fuga del dittatore golpista Fulgencio Batista. Tre comandanti sono alla guida della marcia, e passeranno alla storia: Fidel Castro, Camilo Cienfuegos e Huber Matos. Sono immortalati, insieme, nella immagine che più di tutte rappresenta la vittoria rivoluzionaria contro la dittatura di Batista, una fotografia che pure passerà alla storia.

Meno di 9 mesi dopo, questa fotografia sembrerà lontanissima nel tempo. Il 28 ottobre 1959 Camilo Cienfuegos, uno dei protagonisti in assoluto più amati dai cubani, morirà in un misterioso incidente aereo, dopo essersi recato ad arrestare, per ordine di Fidel Castro, il suo amico e commilitone Huber Matos. Egli obbedirà a malincuore, si scuserà con Matos e farà subito dopo una telefonata burrascosa a Fidel, in cui lo accusava di aver creato egli stesso le tensioni di cui accusava gli altri. La settimana dopo prenderà l’aereo per l’Avana, dove però non arriverà mai.

Il mese dopo, nel dicembre del 1959 Huber Matos, fino a poco prima eroe acclamato nelle piazze, sarà incarcerato come traditore e condannato a scontare vent’anni di reclusione.

Che Guevara e Raul Castro

Gli altri due protagonisti di questa storia sono l’argentino Che Guevara, che pure farà da lì a poco una fine tragica, e Raul Castro, fratello di Fidel.

Come avrete capito ci occuperemo oggi della Rivoluzione Cubana, ma cercheremo di raccontarne gli aspetti meno noti, assai spesso diversi dalla propaganda che è stata raccontata dai vincitori, e accettata in Europa essenzialmente ad opera di intellettuali francesi e, a ruota, di alcuni intellettuali e personaggi influenti nei media nel nostro paese.

In particolare, ripercorreremo le memorie di Huber Matos, che è stato l’unico sopravvissuto dei 5 comandanti della rivoluzione oltre ai fratelli Castro. Matos uscirà di prigione dopo aver scontato, fino all’ultimo giorno, i 20 anni di condanna inflittigli, dopo aver subito torture e umiliazioni, grazie all’intermediazione del Costarica dove verrà esiliato, e dove renderà pubbliche le sue memorie e molti documenti sulla rivoluzione che però, curiosamente, non sono mai stati tradotti in inglese o in italiano.

Huber Matos era un insegnante e imprenditore coltivatore di riso della città di Manzarillo, nella parte Est di Cuba, militante come Fidel Castro del Partito Ortodosso Cubano, e, dopo il golpe di Fulgencio Batista, del Movimento fondato da Castro cosiddetto del 26 luglio.

Facciamo però un passo indietro.

Il “sergente” Fulgencio Batista y Zaldivar, guidò nel 1933 il colpo di stato che rovesciò il governo di Carlos Cespedes, detenendo il potere effettivo fino al 1940, quando sarà eletto presidente carica che conserverà fino al 1944, quando lasciò il paese per trasferirsi in Florida.  Il 10 marzo 1952, conscio le elezioni che si sarebbero tenute dopo meno di 3 mesi molto probabilmente avrebbero visto la vittoria del partito ortodosso (o partito del popolo), organizzò un nuovo colpo di stato rovesciando il governo.

Il partito Ortodosso, quello che fu in questo modo scippato della vittoria elettorale, era un movimento con diverse anime interne che, con terminologia moderna, potremmo definire populista, che oltre Huber Matos accoglieva anche lo stesso Fidel Castro. Mentre la maggior parte dei cubani inizialmente reagì con indifferenza, Huber Matos fu tra i pochi che scesero in piazza subito dopo tali eventi. 

26 luglio 1953

Il 26 luglio 1953, avverrà la prima seria azione di rivoluzione: i guerriglieri guidati da Castro prenderanno d’assalto una base militare presso la caserma Moncada a Santiago di Cuba, al fine di procurarsi le armi necessarie per una vasta azione insurrezionale. L’assalto era pianificato in maniera assai approssimativa, e non aveva alcuna possibilità di successo, e infatti venne facilmente respinto.

Fulgencio Batista risponderà a questo attacco in modo brutale, con torture e uccisioni, e di fatto catapulterà Castro in un ruolo di leadership nella lotta contro il governo. Fidel Castro sarà arrestato e condannato a 15 anni di reclusione, ma verrà rilasciato dopo solo un anno per una amnistia.

Appena rilasciato, Fidel riparerà in Messico dove, insieme al fratello Raul e all’argentino Ernesto “Che” Guevara, creerà  un nucleo rivoluzionario (Movimiento 26 de Julio) con l’obiettivo di riprendere la lotta armata nell’isola.

Il 2 dicembre 1956, con un manipolo di ottanta uomini trasportati dal piccolo yacht Granma, Fidel Castro sbarcherà clandestinamente nella provincia cubana di Oriente, dove stabilì una prima base guerrigliera sulla Sierra Maestra.

Matos

Intanto Matos era indeciso se unirsi al nuovo eroe ribelle, ma decise, dopo alcune riflessioni di aderire al suo movimento, essenzialmente per la presenza di molti dei suoi studenti fra le sue file. Matos cominciò da subito a usare la sua attività di imprenditore come copertura per collaborare con i ribelli nella Sierra, inviando armi, medicinali e combattenti con i suoi furgoni, finché nell’aprile del 1957 fu egli stesso scoperto e arrestato.

Riuscì poco dopo, miracolosamente, a fuggire, per entrare in clandestinità e collaborare con i rivoluzionari. Si rifugerà da qui a poco in Costarica e, dopo dieci mesi, tornerà a Cuba portando con sé armi ed equipaggiamento sufficienti per una intera colonna (la numero 9), di cui prenderà il comando.

Nel frattempo, nonostante alcuni rovesci iniziali, il movimento guadagnò terreno durante il 1957, trovando appoggi tra i contadini della Sierra, pure colpiti dalle rappresaglie delle truppe di Batista.

Tra il febbraio e il marzo 1958 i guerriglieri aprirono due nuovi fronti nelle montagne dell’Escambray e nella Sierra Cristal e aprirono una stazione radio, Radio Rebelde, incitando, senza successo, la popolazione allo sciopero generale insurrezionale (9 aprile).

La svolta decisiva

La svolta decisiva, che segnò il successo definitivo della rivoluzione, si dovette al fallimento della massiccia offensiva di Batista dell’estate 1958 nella Sierra Maestra, seguito dal moltiplicarsi della guerriglia nelle province centrali e occidentali dell’isola, mentre il movimento si collegava con le forze dell’opposizione clandestina delle città. Il 7 novembre Fidel Castro lasciò la Sierra per lanciare il colpo mortale contro le truppe di Batista: in poco più di un mese i partigiani castristi occuparono numerose iniziando l’accerchiamento di Santiago e aprendosi la strada verso L’Avana.

Matos con la Colonna 9, combatterà e metterà in fuga il tenente Sanchez Mosquera Ferire, storico nemico del Che, e arriverà poi a conquistare Santiago, la seconda città dell’isola, aprendo definitivamente la strada per la capitale.

Incalzato dagli eventi, il 1° gennaio 1959 Batista rassegnerà le dimissioni, abbandonando definitivamente il paese, e il giorno seguente le prime colonne di guerriglieri entrarono nella capitale.

Dopo il trionfo della Rivoluzione nel gennaio 1959, Matos fu nominato governatore militare della regione di Camagüey, la principale regione di bestiame dell’isola.

Il comunismo

Fino a quel momento il movimento del 26 luglio non aveva avuto molto a che fare con il comunismo.

C’erano dei singoli certamente legati al comunismo, come Raúl Castro e Che Guevara, oltre ad altri membri di secondo grado dell’esercito ribelle; c’era anche, ovviamente, un partito comunista (il Partito socialista popolare), che ha avuto un ruolo attivo nella vita culturale del paese (con figure come il poeta Nicolás Guillén, per esempio, o Juan Marinello), ma che non ha mai avuto molte possibilità di ottenere il potere; nulla di lontanamente paragonabile, ad esempio, ai partiti comunisti italiani o francesi.

Ma nel 1959 Fidel Castro, già al potere, finirà per abbracciare la ideologia comunista, dopo aver negato moltissime volte di essere comunista, di voler prendere il poter o di voler essere un dittatore, in particolare in un tour che fece negli Stati Uniti cosparso di interviste ai giornali e apparizioni televisive. Egli disse infatti:

“Quando la guerra sarà finita noi militari non potremo occupare posizioni politiche. Dobbiamo essere i guardiani morali della rivoluzione, il nostro dovere è mantenere le promesse che abbiamo fatto al popolo”.

Questa sua adesione incondizionata al comunismo era certamente dovuta, in parte, al consiglio di suo fratello Raul e del loro caro amico, Che Guevara, ma il motivo principale fu di natura opportunista, Castro voleva causare i maggiori problemi possibili agli Stati Uniti, che considerava, come molti nazionalisti cubani, il protagonista malvagio che non avrebbe mai permesso una Cuba indipendente.

L’avvicinamento all’Unione Sovietica

L’avvicinamento all’Unione Sovietica fu una necessaria conseguenza, egli era infatti consapevole che una disputa con gli Stati Uniti, e in particolare la campagna di espropri di centinaia di imprese americane nell’isola che aveva in mente, avrebbe avuto dure conseguenze economiche, e quindi ritenne opportuno trovare un partner commerciale alternativo per lo zucchero cubano, e l’Unione Sovietica era l’unico candidato possibile.

Questa decisione porterà alla scissione del movimento del 26 luglio.

Alcuni di coloro che non avevano mai veramente pensato che il loro leader si sarebbe spostato verso la sinistra totalitaria sono rimasti a Cuba, nonostante tutto. Molti altri hanno lasciato il movimento rivoluzionario. Tra questi il più noto era il protagonista del nostro racconto, Huber Matos. Matos era infatti convinto che il ruolo dei militari sarebbe stato temporaneo, e che il potere sarebbe stato consegnato alla società cubana per la costruzione di una democrazia pluralista.

Come abbiamo già detto, Matos venne nominato governatore generale della provincia di Camagüey, ma si trova da subito in forte disaccordo con le politiche di Castro che prima diventa primo ministro, poi depone il presidente Urrutia e infine nomina ai vertici delle forze armate e dell’economia il fratello Raúl e Che Guevara che rappresentano l’ala marxista-leninista della rivoluzione. Inoltre, Castro comincerà a macchiarsi delle cose che imputava al deposto Batista, con processi sommari ed esecuzioni diffuse, cose che crearono profonde remore in Matos.

“Quando vidi che la rivoluzione andava nella direzione sbagliata mi sono detto: ‘Me ne vado, non posso essere responsabile di quello che sta succedendo’”.

Huber Matos invierà una prima lettera di dimissioni a Fidel, ma racconterà “Fidel mi ha ricevuto all’Hilton Hotel. Era molto affettuoso.” Le tue dimissioni a questo punto non sono accettabili. Abbiamo ancora troppo lavoro da fare “, disse Castro.” Ammetto che Raúl e Che stanno flirtando con il marxismo … ma tu hai la situazione sotto controllo … Dimentica le dimissioni… Ma se tra un po’ credi che la situazione non stia cambiando, hai il diritto di rassegnare le dimissioni.’ “

Dimissioni di Matos

I mesi passano ma il governo moderato e democratico per cui aveva combattuto diventa sempre più lontano, quindi Matos rassegnerà  di nuovo le dimissioni in modo peraltro molto pacato, infatti scriverà : “Non voglio diventare un ostacolo alla rivoluzione e credo che l’opzione onorevole e rivoluzionaria sia quella di dimettersi”

Ma per Fidel le dimissioni sono un tradimento, inaccettabili, conscio e forse spaventato del seguito fra la popolazione che aveva Matos e dubbioso delle sue reali intenzioni, e manda Camilo Cienfuegos ad arrestarlo.

Raúl Castro e Che Guevara ne consigliano la fucilazione, ma Tre ministri chiave, Manuel Ray, Faustino Pérez e Felipe Pazos, hanno messo in dubbio la versione dei fatti di Castro e furono immediatamente sostituiti da uomini fedeli a Castro. Fidel Castro si opporrà alla fucilazione di Matos per non farne un martire, in effetti Matos aveva ancora un grande seguito

Durante il processo, che durerà 5 giorni, Castro dirà che “Huber Matos vuole basare la sua difesa sul fantasma del comunismo”, smentendo nuovamente tale affermazione come un tentativo, falso, di destabilizzare il governo rivoluzionario, salvo essere lui stesso, dopo solo sei mesi  a dichiararsi comunista: nel dicembre del ‘59 Matos verrà condannato a 20 anni di carcere. Come già detto, sconterà tutta la sua pena ed uscirà solo nel 1979.

E rilasciato dopo venti anni di umiliazioni e torture e, come aveva fatto pochi anni prima durante il regime di Batista, viene “forzosamente” esiliato in Costa Rica, senza poter nemmeno mettere dei fiori sulla tomba della madre nel frattempo morta, assieme ad alcuni familiari. Da lì si trasferisce a Miami, dove sarà per decenni un punto di riferimento della dissidenza cubana, e raccoglie la sua storia e le sue memorie in un libro, “Cómo llegó la noche” (Come venne la notte), su cui si basa buona parte di questo episodio.

Egli scriverà:

“La prigione è stata una lunga agonia da cui sono uscito vivo per volontà di Dio. Ho dovuto fare scioperi della fame, montare altri tipi di proteste. Terribile. A intermittenza, ho trascorso un totale di sedici anni in isolamento, costantemente informato che non sarei mai uscito vivo, che ero stato condannato a morire in prigione. Erano molto crudeli, nella massima misura della parola … Sono stato torturato in diverse occasioni, sono stato sottoposto a tutti i tipi di orrori, compresa la perforazione dei miei genitali. Una volta durante uno sciopero della fame una guardia carceraria ha cercato di schiacciarmi lo stomaco con lo stivale … Cose terribili “

Huber Matos, protagonista assoluto della rivoluzione, uno dei tre comandanti che entrò all’Avana, morirà in esilio, a Miami, il 27 febbraio del 2014.

Link per l’episodio: https://www.spreaker.com/user/runtime/dc-1×03-mixdown

Link per la serie:

Spreaker https://www.spreaker.com/show/delendacarthago

Spotify https://open.spotify.com/show/31EkRrta8kLLBQtoVzgxJu

Email per interloquire: delendacar@gmail.com

Twitter: @DelendaCarthag7

Articolo di Roberto Tomaiuolo

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